L’agonia dell’infinito
Perché avere troppe possibilità ci rende schiavi e come riscoprire la libertà del limite
L’altra sera sono rimasto seduto sul divano per quaranta minuti con il telecomando in mano. Scorrendo le anteprime di una piattaforma di streaming, passavo da un thriller coreano a un documentario sulla vita dei polpi, da una commedia nostalgica a una serie distopica di cui tutti parlavano. Ogni volta che stavo per cliccare su un titolo, un piccolo tarlo si faceva strada nella mente: e se l’altro fosse migliore? Alla fine, esausto per lo sforzo cognitivo di dover scegliere tra mille mondi possibili, ho spento la televisione e ho fissato il riflesso nero dello schermo. Non avevo guardato nulla, ma mi sentivo come se avessi appena finito una giornata di lavoro estenuante.
Siamo le prime generazioni della storia a soffrire di quella che gli psicologi chiamano la tirannia della scelta. Abbiamo costruito un mondo che ha elevato l’opzione infinita a dogma religioso, convincendoci che più strade abbiamo davanti, più siamo liberi. Dalle corsie del supermercato che offrono quaranta tipi diversi di cereali alle app di incontri dove il prossimo amore è a un solo scorrimento di dita, siamo immersi in un buffet senza fine che invece di saziarci ci rende perennemente affamati e indecisi. Il problema è che ogni scelta implica necessariamente una rinuncia, e nell’era dell’abbondanza digitale rinunciare a qualcosa ci sembra un fallimento inaccettabile.
Questa ossessione per l’ottimizzazione ha trasformato il piacere in un compito. Se tutto è accessibile, allora scegliere male diventa una colpa individuale. Se il ristorante che ho scelto non è il migliore della città secondo le recensioni, se il libro che sto leggendo non è il più folgorante dell’anno, provo una sottile sensazione di aver sprecato una risorsa non rinnovabile: il mio tempo. In questo modo, l’atto di scegliere non è più un gesto di libertà, ma una scommessa ansiosa contro il rimpianto. Non ci godiamo più quello che abbiamo tra le mani perché la nostra mente è già proiettata verso le infinite versioni alternative della nostra serata che abbiamo lasciato nel cloud.
La verità è che la vera libertà non risiede nell’infinito, ma nel limite. Una volta la scelta era circoscritta dal caso, dalla geografia o dalla tradizione. Si guardava il film che passava la televisione, si leggeva il libro che si trovava sullo scaffale di un amico, si approfondiva la conoscenza con le persone che il destino metteva sulla nostra strada. In quel perimetro ristretto, la nostra attenzione non aveva via d’uscita e quindi era costretta ad andare in profondità. Oggi la nostra attenzione è come un sasso che rimbalza sulla superficie dell’acqua: tocca mille punti senza mai affondare in nessuno.
Forse la vera forma di resistenza oggi consiste nel tornare a essere persone che sanno accontentarsi, nell’accezione più nobile del termine. Accontentarsi non significa rassegnarsi al mediocre, ma decidere che ciò che abbiamo davanti è abbastanza. Significa chiudere deliberatamente le altre porte per poter abitare davvero la stanza in cui ci troviamo. Dovremmo imparare a sabotare l’algoritmo che ci propone sempre nuove alternative, riscoprendo la bellezza del vincolo. Scegliere un percorso e portarlo a termine, anche se non è perfetto, è un atto di maturità che ci restituisce la pace.
Recuperare il valore del limite significa smettere di rincorrere il fantasma della scelta migliore per iniziare a vivere la scelta presente. Solo quando accettiamo che non possiamo avere tutto, iniziamo finalmente a possedere qualcosa davvero. Dobbiamo avere il coraggio di essere imperfetti nelle nostre decisioni, lasciando che il caso torni a giocare il suo ruolo. Solo così spegneremo il rumore di fondo dell’infinito e potremo tornare a sentire la voce sottile della nostra soddisfazione.
Sottotesto Lab di Oscar Weidmann è uno spazio di esplorazione dedicato a ciò che vive tra le righe. Attraverso opinioni, riflessioni e analisi, cerco di decifrare le trame invisibili della cultura, dei media e della società contemporanea. È un invito per chi non si accontenta della superficie.
Se hai voglia di approfondire questi temi, condividere una riflessione o anche solo scambiare due chiacchiere, la mia porta è sempre aperta. Puoi scrivermi in ogni momento a oscar.weidmann@sottotesto.ch. ✒️✨



Mi ci sono ritrovato fin troppo: più possibilità abbiamo, più diventa difficile scegliere senza sentirci come se stessimo perdendo qualcosa. L’idea che il limite possa essere una forma di libertà è controcorrente ma convincente. Forse il vero lusso oggi è riuscire a fermarsi su una scelta e viverla fino in fondo, senza continuare a guardare altrove.
I mille mondi possibili oscurano l'unico che viviamo. Una tazzina di caffè si proietta come stile di vita, come progetto, ma rimane un impasto di acqua e polvere, ceramica.
Respirare e percepire ogni nostra azione determina l'unica cura possibile.